Caso ACEA. Cosa accade nel consiglio comunale di Roma Capitale?

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campidoglio-la-vendita-dell-acea-finisce-in-rissa-tra-consiglieri-0Care  Amiche e Amici,

come avrete certamente saputo l’aula del Consiglio Comunale di Roma è ormai trasformata, dalla maggioranza del Sindaco Alemanno, in un luogo di guerriglia. Con i miei colleghi del  Gruppo Assembleare PD   di Roma Capitale, anche dopo gli scontri di ieri, ritengo opportuno porre alla vostra attenzione,  il grave deficit di democrazia che si registra ultimamente nell’ Assemblea Capitolina.

Ponendo come ineludibile il rispetto del risultato referendario con il quale gli elettori italiani hanno voluto indicare come necessario il mantenimento al pubblico di beni come l’ acqua, vale la pena di segnalarvi i fatti avvenuti durante l’ esame della proposta di delibera n. 32 che prevede, tra l’ altro, la privatizzazione di quote dell’ Acea, azienda che gestisce l’ acqua a Roma.

I fatti più recenti mostrano una totale adesione del Presidente dell’ Aula, che dovrebbe essere “super partes”, alle necessità politiche della maggioranza consentendo operazioni di sostanziale cancellazione di atti (ordini del giorno ed emendamenti) prodotti dalle forze di opposizione nei tempi e nei modi previsti dal Regolamento dell’ Assemblea Capitolina.

Cosa ancor più grave è che ciò avviene con il contributo del Segretario Generale che dovrebbe dare solo pareri tecnici, il quale  produce invece pareri (quale quello che ha consentito la votazione di una sospensiva – art. 65 del Regolamento) assolutamente al di fuori del regolamento Assembleare.

Nella fattispecie il Segretario Generale, motivandolo per iscritto, ha voluto in modo del tutto singolare considerare gli Ordini del Giorno (presentati in collegamento ad una proposta di delibera in esame – art. 67) semplicemente alla pari di atti (mozioni – art. 58) attinenti questioni non iscritte all’ ordine dei lavori, considerandoli al contempo quali “argomenti”. Tutto ciò al fine di consentire una votazione tendente a chiudere la discussione di “argomenti”. In realtà l’ unico argomento in discussione non poteva che essere considerato quello della proposta di delibera dalla quale hanno avuto origine gli Ordini del Giorno che si è tentato di cassare. Tutto ciò è stato consentito non durante la “discussione” bensì  in fase di “votazione” come giustamente recita la convocazione.

Solo per dare l’ esatto peso circa l’ attenzione posta nell’ esprimere il parere è bene segnalare come il Segretario Generale citi nello scritto un virgolettato (“posti ai voti prima della votazione finale sulla proposta”)  relativo al comma 4 dell’ art. 67 del Regolamento. Nell’ articolo e nel comma citato il testo riportato nel virgolettato proprio non figura.

Appare ancor di più singolare che in tutta questa iniziativa il Segretario Generale (almeno così si dice) abbia trovato una sostanziale uniformità di vedute con il Prefetto di Roma.

In questo clima, nel quale si evidenziano continue forzature e contrasti stridenti rispetto al Regolamento dell’ Assemblea Capitolina, appare sempre più difficile svolgere il ruolo istituzionale al quale i Consiglieri tutti, e quelli di opposizione in particolare sono stati chiamati dai cittadini romani.

Mi scuso se questa descrizione vi può apparire un po’ tecnica; ma sono certa che vi sarà utile per comprendere quello che leggete sui giornali. Infine ci tengo a specificarvi in modo chiaro che quanto sta avvenendo in aula consiliare è davvero molto grave: sono tre le figure di garanzia che in questo momento vengono  a mancare.

Il Presidente del Consiglio Comunale non è più garante dell’intero Consiglio ma strumento piegato alla maggioranza e al Sindaco, e ne ha dato prova più volte interpretando a suo e loro vantaggio il regolamento d’aula in modo discutibile; il Segretario Generale, organo di controllo della legittimità degli atti, si propone come suggeritore e messaggero della maggioranza anche con il Prefetto; ed infine il Prefetto stesso il quale, più volte interrogato dai capigruppo di minoranza, si comporta come Ponzio Pilato, dimenticando il suo ruolo di garante e rappresentante del Ministro degli Interni e dello Stato.

Ho voluto darvi queste spiegazioni poiché sento il bisogno di confrontarmi con voi su fatti così gravi, che ovviamente non riguardano solo il lavoro di una consigliera di opposizione, ma afferiscono alla gestione democratica delle istituzioni che rappresentano tutti i cittadini.


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