Corriere.it: Quote rosa in giunta, nuovo ricorso al Tar

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«Permane squilibrio: nove uomini e due sole donne. Deleghe ridotte a Rosella Sensi: è stata penalizzata»

ROMA – Non può essere il ruolo vicario di vicesindaco a bilanciare l’enorme squilibrio che rimane nella giunta comunale di Roma, dettato dalla presenza di nove uomini e solo due donne.

È il motivo principale per il quale le consigliere comunali di Roma di Pd e Sel Monica Cirinnà e Maria Gemma Azuni, e le consigliere di Parità della provincia di Roma e della regione Lazio, Francesca Bagni e Alida Castelli, si sono nuovamente rivolte al Tar del Lazio per chiedere la sospensione e il successivo annullamento dell’esecutivo capitolino.

L’AVVOCATO PELLEGRINO – «Stiamo anche impugnando le nomine dei nuovi dirigenti. Pur esistendo norme certe in materia, nel quadro di quello squilibrio già utilizzato nella nomina degli assessori, sono ancora in favore di uomini». Lo ha anticipato l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale delle quattro consigliere che hanno presentato un nuovo ricorso al Tar del Lazio sulla giunta di Roma Capitale per il mancato rispetto delle quote rosa nella sua composizione. 

L’avvocato Pellegrino ha anche fornito l’interpretazione delle motivazioni che hanno portato al ricorso al tribunale amministrativo contro la composizione dell’esecutivo capitolino. «Un leggero disequilibrio può essere bilanciato dall’importanza degli incarichi – ha detto – ma non è questo il caso di Roma visto che all’assessore donna Sensi sono state date deleghe sostanzialmente inesistenti appositamente privandola di quelle ben più consistenti che aveva l’assessore uomo Cutrufo».

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