Il Fiore Uomo Solidale: intervista a Monica Cirinnà

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A Roma è aperta la battaglia sulla “194,” la legge che regolamenta l’aborto e la questione dei consultori che rischiano di essere ridimensionati dalla Regione
Intervista a Monica Cirinnà, consigliere comunale di Roma Capitale. Di Doriana Vriale.

“La Presidente Polverini tutto fa, meno che una politica per le donne, meno che applicare la propria differenza di genere, cioè il proprio vantaggio di politica al femminile alla Regione Lazio”. Questo il pensiero attorno al quale si è svolto il nostro piacevole colloquio con Monica Cirinnà, donna molto bella, solare, energia da vendere. Il problema della rappresentanza femminile nei luoghi di decisione e soprattutto la qualità del lavoro svolto. Per capire questa donna “speciale” le abbiamo posto alcune domande che possono raccontare anche un po’ la sua, già lunga storia di attivista politica in nome dei diritti.

Parliamo della sua battaglia per i diritti delle donne: lei diventa la Presidente della Commissione delle Elette, riesce ad ottenere la prima approvazione dalla Camera dei Deputati del disegno di legge che determina l’effettiva parità nella rappresentanza politica dei Comuni, Province e Regioni, del genere maschile e femminile. Cosa che in realtà non si è assolutamente concretizzata. Anche se il vice sindaco di Roma è donna…

Il Vice-Sindaco è donna grazie al mio ricorso al TAR, ma il punto è un altro: noi continuiamo ad inseguire leggi mentre abbiamo, dal lontano 1948, l’art.51 della Costituzione che basterebbe a sé stesso per garantire dignità di rappresentanza e pari opportunità alle donne nei luoghi delle decisioni. Il punto vero è che, purtroppo per tanto tempo, anche noi, appartenenti al movimento dei Diritti delle Donne e al movimento Femminista, abbiamo rifiutato l’idea delle Quote Rosa. Cioè, abbiamo detto “la quota ci marginalizza, la quota è una riserva indiana, la quota è un range nel quale ci vogliono chiudere e noi non lo vogliamo!”. In realtà, se si guarda l’esperienza politica dei grandi paesi europei, la pari rappresentanza di genere è scontata (si pensi ai grandi paesi scandinavi).

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