Il massacro degli husky

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Rose Ricaldi
Nel 2010 erano stati utilizzati come cani da slitta durante le Olimpiadi invernali di Vancouver, per trasportare i tanti turisti accorsi ad assistere ai Giochi. Ma, una volta terminata la manifestazione sportiva, le due società che avevano gestito le escursioni, la Outdoor Adventures e la Howling Dogs, non avevano più bisogno del loro lavoro. In più, il loro mantenimento era diventato un peso.


Così circa un centinaio di husky sono stati uccisi brutalmente. Una mattanza durata due giorni: incaricato dell’esecuzione, un operaio che, armato di coltello da macellaio e fucile, ha colpito i cani uno ad uno, gettandone poi i corpi in una fossa comune. Alcuni animali sono morti sul colpo, altri, molti, dopo un’assurda agonia. Pochi i feriti che si sono salvati. E’ stato lo stesso operaio a denunciare l’orrore di quella che «non poteva essere un’esecuzione fatta bene, con un solo proiettile a disposizione», dipingendo un infernale quadro di animali che, rantolanti in un lago di sangue, venivano finiti a calci e a coltellate. Il governo dello Stato canadese della Columbia Britannica ha comunicato di voler istituire una commissione d’inchiesta per chiarire quanto accaduto: «Nessuna creatura dovrebbe mai soffrire come è stato riferito – ha commentato il premier Gordon Campbell -, e noi vogliamo assicurarci che una cosa simile non si ripeta mai più nel nostro Stato». 
La notizia della mattanza ha fatto immediatamente il giro del mondo: molte le petizioni istituite per la raccolta firme e le manifestazioni di protesta. Anche a Roma il popolo animalista è sceso in piazza: venerdì scorso al Colosseo è stato organizzato un girotondo contro l’abbattimento degli husky canadesi promosso da Monica Cirinnà, presidente della Commissione delle Elette e consigliere Pd della capitale. 
«La notizia relativa all’eccidio di oltre cento cani husky avvenuto in Canada –  ha sottolineato la stessa Cirinnà, – ha provocato certamente l’indignazione di moltissimi cittadini che mi hanno chiesto di poter esprimere pubblicamente il loro dolore e di poter rappresentare alle autorità canadesi presenti in Italia la loro forte condanna. Questi husky erano “cani lavoratori”, tiravano le slitte per il sollazzo dei turisti durante le Olimpiadi invernali, ma negli ultimi tempi erano rimasti disoccupati per il calo della richiesta turistica. Sono stati uccisi così come si butta un’attrezzatura ormai dismessa». E questo nonostante la legge canadese preveda per coloro che feriscono o ammazzano un animale una reclusione fino a 5 anni di carcere. 
«Anche a Roma negli scorsi anni mi ero occupata di “cani lavoratori” – ha proseguito la Cirinnà -: quando si decise di chiudere definitivamente il cinodromo di Ponte Marconi lanciammo una grande campagna di adozione per questi magnifici levrieri che in pochi mesi trovarono tutti un’accoglienza in famiglia. Lo stesso è stato fatto per l’emergenza cani in Romania e ad Atene: sarebbe bastata una catena di email tra le grandi associazioni animaliste del mondo per trovare casa a questi cani in poche ore».

 


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