La complessità della periferia romana

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Questa mattina ho approfittato di un incontro di lavoro per visitare varie zone di Ponte Mammolo, San Basilio, Torraccia. Quartieri che già conoscevo, ma che, grazie a chi mi accompagnava, ho avuto modo vedere in tutta la loro complessità.
Quello che immediatamente colpisce arrivati alla fermata della metro di Ponte Mammolo, è lo stato di manutenzione, la confusione nelle indicazioni, i tanti giacigli più o meno abbandonati sotto il ponte della metro, le micro discariche.
Ho visto l’area dedicata ai bus turistici completamente abbandonata, il posteggio di scambio sottoultilizzato e trascurato, l’area ecologica Ama chiusa.
In tanti mi hanno raccontato di quanto sia difficile quotidianamente convivere con questi disagi, con i problemi di trasporto, con i cantieri infiniti che si scontrano con quel bisogno di vivibilità che concili casa e lavoro.
Poi ci sono le piccole e grandi difficoltà delle aziende e del commercio di vicinato. Ho visto le aree commerciali semi abbandonate e chi coraggiosamente resiste lo fa con tanta fatica.
Ma ho visto anche quanta voglia di rinascere c’è tra le persone. Ho ascoltato con piacere quanto impegno sociale, quante forme di volontariato, di vicinanza, di impegno per la gestione degli spazi pubblici, per la cultura, per la manutenzione, per l’integrazione esistono e funzionano in questi quartieri.
Incontri che mi hanno fatto conoscere le sfaccettature di una città ricca e complessa che ha bisogno di una visione, di un progetto per il futuro, per accorciare le distanze fisiche e culturali fra un centro, ormai trascurato, e una periferia troppo spesso isolata.
 

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