CIRINNA’: Lettera a Walter Veltroni

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letteraCaro Walter, da circa un mese ti seguo sui media, da quando il 24 agosto hai scritto agli italiani.

E giorno dopo giorno la mia penna, che  ha cominciato con piccoli appunti, ormai è un fiume in piena e non voglio e non posso fermarla. 

Non mi piace l’immagine del Papa in un partito politico, né straniero né italiano.

Non mi piace in quanto Papa: nel PD non abbiamo bisogno di un “uomo solo al comando”, come sei stato tu da Sindaco, ma di un gruppo dirigente  coeso che, pur con passaggi interni difficili, guidi in modo unitario il partito alla ricerca del consenso popolare e alla vittoria elettorale.

Sono anche tanto stanca di sentir parlare da troppo tempo di società civile: ci sono centinaia di giovani e bravi amministratori  locali, lavoratori veri, stimati e conosciuti sui territori, che non riescono a crescere né  nel partito né nelle istituzioni.

Questo accade per due ragioni:  la prima è perché tutti i dirigenti, te compreso,  sono inamovibili ; la seconda  perché che c’è sempre qualcuno della “società civile” che scegliete e piazzate, per poi ricavarne un nulla di fatto ( potrei fare una lunga lista cominciando da Massimo Calearo, l’imprenditore veneto eletto nelle nostre liste e in procinto di passare con Berlusconi…).  Mi domando: noi che siamo in politica da tempo, cosa abbiamo di <incivile>, per essere contrapposti alla <società civile>?

La politica  a certi livelli non è solo valori e idee ma è anche l’arte del possibile, la compenetrazione del bene della tua collettività con quello che la mediazione ( e non il compromesso!) e la realtà sociale ti consentono di fare: un  risultato che si raggiunge solo affinando quelle capacità di dialogo, ancor prima la capacità di ascolto e percezione dei bisogni dei tuoi cittadini, che solo la politica fatta tra la gente  sa dare.  Non credo che un imprenditore,  piuttosto che un professore o un professionista siano,  solo per queste loro attività , migliori o superiori a molti di noi che tutti i giorni, lavorando nelle istituzioni, stiamo tra la gente cercando di dare risposte ai piccoli e grandi problemi del quotidiano, senza però trascurare le nostre professioni, i nostri studi e le nostre attività.

Prendiamo esempio dai grandi partiti riformisti europei, non solo a parole e nelle citazioni: quanti  leaders  francesi o inglesi, per non andare troppo lontano,  si sono fatti  da parte, in silenzio e in punta di piedi, dopo aver giocato e perso la loro partita?  Tutti, o quasi tutti.  Qui da noi non è cosi,  c’è sempre un “ma anche” (sette anni mi hanno insegnato questo motto) per provare a rientrare in gioco.

Dopo sette anni da Sindaco, hai lasciato Roma e i romani alla destra, nel ridicolo tentativo di riconsegnarla a Rutelli, candidatura sbagliata, frutto della solita logica dei ben noti veti incrociati (tu non volevi Zingaretti e l’area Margherita non voleva Gasbarra), volti ad ostacolare ogni possibile rinnovamento. Per diventare candidato premier hai vinto le primarie,  ma  dopo aver perso le elezioni politiche sei rimasto saldamente al tuo posto, pur avendo detto che avresti chiuso con la politica per dedicarti alla scrittura e all’Africa. E poi, di fronte alla durezza della complessità delle grandi responsabilità politiche, ancora una volta  hai deciso di sbattere la porta e andartene.

Ora leggo le tue parole e mi sembra che tu stia rendendo a Bersani quello che parte del gruppo dirigente del  PD  ha fatto a te quando eri segretario e le tue parole “oggi non ho incarichi, non li ho chiesti, non mi sono stati proposti” sono quelle di D’Alema quando tu eri segretario. Uso ancora le tue parole: smettetela tu e i 75 di “mettere in giro veleni inutili”; proprio tu padre del  “buonismo” in politica non hai affatto porto l’altra guancia ma hai reso a Bersani i calci negli stinchi che avevi  ricevuto da segretario e dei quali ti lamentavi.

Nella tua lettera agli italiani parli della “continuità gattopardesca” nella storia politica italiana, ma tale continuità esiste purtroppo anche nel  Pd ancora “campo di battaglia” tra ex Pci ed ex Dc: dobbiamo essere proprio noi per primi a sconfiggerla al nostro interno, e mi sorprende che proprio tu, acerrimo nemico delle correnti di partito, ne sei ora artefice e promotore.

Vuoi mettere giustamente in cima all’agenda del centro sinistra il tema della legalità e ben venga. Ben venga comunque la legalità “ma anche” vorrei in cima all’agenda del centro sinistra, lavoro, pari opportunità per donne e giovani, integrazione degli stranieri e soprattutto conflitto di interessi… troppo facile presentare ora da semplice parlamentare una proposta di legge quando sei stato vice premier e segretario prima dei Ds e  poi del Pd.

Invochi il modello ”più discussione più unità” peccato che predichi bene e razzoli male perché non sei stato ne dialogante ne unitario da Sindaco e tantomeno da segretario, ora però lo pretendi dagli altri. Proprio ora che il centro destra è dilaniato il Pd aveva l’opportunità di presentarsi come una vera e coesa forza alternativa, peccato che anche su questo ci hai fatto perdere un’occasione. Finché il Pd resterà un campo di battaglia tra aree e correnti continueremo a perdere consensi, la gente non ci capisce, non ha risposte ai problemi del quotidiano, di un quotidiano drammatico fatto di crisi, precariato, disoccupazione, tasse e assenza di servizi. Attacchiamo quindi il governo su questo e diamo noi ricette concrete offrendoci come un’alternativa credibile.

Non pensare che dietro questa mia lettera ci sia chissà quale gruppo o fronda , se non altro perché dopo 15 anni  di Campidoglio in questo mandato, per me il quinto,  sono l’unica eletta del Pd a Roma , pur non appartenendo ad aree e correnti. Rifletti su questo e su ciò che ti ho scritto,  per una volta senza superiorità e tatticismi. Perché la pazienza è finita!

Monica Cirinnà


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