Lettera breve al Corriere della Sera

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letteraGentile direttore,

le scrivo dopo aver letto l’articolo di fondo a firma Alesina – Giavazzi  e quello  di Sergio Rizzo dal titolo: ”Lo scandalo Lazio e i nomi inopportuni in lista”.

Sono d’accordo con  Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sulla necessità di riforme e di un  cambio di mentalità per approcciarsi con un ottica più avanzata  alla ‘questione femminile’. Sicuramente la sperequazione fra uomo e donna nel mondo del lavoro in Italia è enorme come confermano le cifre fornite nell’articolo di fondo di ieri. Peraltro scontiamo come sistema un ritardo eccessivo se comparato con altri paesi del nord Europa.

A favorire questa  sperequazione c’è però anche una mentalità, tutta italiana, che tende a sminuire il lavoro e le capacità delle donne. Una mentalità che colpisce anche la mia persona, dopo aver  partecipato  alle primarie ed essere stata  inserita nelle liste elettorali  del Senato del mio partito. Nessuno parla o scrive negli Stati Uniti di Hillary Clinton come la moglie di… , infatti lei ha da tempo dimostrato di saper stare in politica per le proprie  capacità che tutti gli riconoscono a prescindere dal coniuge.

Per utilizzare al meglio quella parte importante di  capitale umano riconducibile alle donne dobbiamo prendere atto che nella politica, nelle scienze e nell’economia ecc.. sempre più donne sono protagoniste anche nel nostro paese. Ci sono ruoli, come dimostra la signora Clinton, che non sono assegnati per pura consorteria. E’ per questo motivo che ieri  con stupore nell’articolo di  Rizzo ho visto citare il mio nome.

Non entro nel merito di quanto scritto da Rizzo, che peraltro apprezzo, e non entro nella questione della presenza dei radicali nelle liste. Parlo però di me stessa: da diciannove anni sono consigliera comunale a Roma, sempre eletta con la preferenza unica per ben 5 volte; per la prima volta nel 1993 con i verdi, poi come molti ambientalisti sono passata ai DS ed infine nel PD. Il mio percorso politico, totalmente autonomo da quello di mio marito, Esterino Montino, è caratterizzato dalle battaglie per i diritti degli animali e dall’impegno per le questioni di genere, tra tutte principalmente quella per la democrazia paritaria. Sono l’artefice dei due vittoriosi ricorsi al Tar Lazio che hanno piegato Alemanno sulla presenze delle donne in Giunta salite a tre solo grazie a questa battaglia giudiziaria.

Sono stata candidata al Senato passando per le Primarie nelle quali 4464 cittadini hanno indicato il mio nome. Nonostante quello che mi lega a mio marito sia davvero un grande amore entrerò al Senato con il mio nome e grazie ai miei meriti politici, forse sarebbe bene che anche le grandi firme dei giornali riconoscessero le donne solo per le loro capacità e il loro merito evitando illazioni ingiustificate di cui non abbiamo davvero alcun bisogno. Il mio non vuole essere uno sfogo ma solo una indicazione di correttezza per quel cambio di mentalità auspicato da Alesina e Giavazzi.

Monica Cirinnà  Presidente della Commissione delle Elette del Comune di Roma


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