Lettera inviata al Ministro Fornero sul rispetto di genere nella giunta di Roma Capitale

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OGGETTO: rispetto rappresentanza di genere Roma Capitale.

Onorevole Ministro,

nella nostra qualità di consigliere di Roma Capitale stiamo da anni combattendo una battaglia per il riconoscimento della rappresentanza di genere, in seno alla Giunta Capitolina e in generale per quanto concerne gli incarichi di spettanza del Sindaco. Una battaglia condivisa da numerose associazioni, gruppi, donne singole sul territorio a livello nazionale.

Come forse Ella saprà, un nostro primo ricorso ha trovato accoglimento da parte dei Giudici del TAR, che nel luglio del 2011 hanno emanato una prima sentenza di accoglimento con cui ribadivano, come da nostra richiesta, la piena operatività del disposto dell’art. 5 dello Statuto di Roma Capitale, laddove stabilisce:

–          al primo comma “nei casi in cui il Sindaco e il Consiglio Comunale debbano nominare o designare, ciascuno secondo le proprie competenze, rappresentanti in enti, istituzioni, ovvero in altri organismi gestori di servizi pubblici, fra i nominati è garantita la equilibrata presenza di uomini e donne”;

–          al terzo comma “nel nominare i componenti della Giunta Comunale, i responsabili degli uffici e dei servizi nonché nell’attribuire e definire gli incarichi dirigenziali e quelli di collaborazione esterna, il Sindaco assicura una presenza equilibrata di uomini e donne, motivando le scelte con riferimento al principio di pari opportunità”;

A seguito di quella pronuncia, la composizione della Giunta venne rideterminata, passando dalla presenza di un assessore donna su dodici a due su dodici.

Ritenemmo, a fronte di una rideterminazione della rappresentanza femminile così esigua, di dover presentare un secondo ricorso, proprio basandoci sul principio stabilito dei giudici amministrativi che “l’elemento numerico rimane prioritario”.

Il pronunciamento su quel secondo ricorso è atteso per la fine del mese, ma già un’ordinanza del TAR di ottobre 2011 ha ritenuto fondato il secondo ricorso, e tale fondatezza, a seguito di ricorso del comune di Roma, è stata ribadita dal Consiglio di Stato nel novembre scorso.

Ebbene, il Sindaco di Roma Capitale, forse temendo una probabile ed imminente sentenza a lui sfavorevole che lo avrebbe costretto, con una maggioranza esigua, a rideterminare nuovamente la composizione della Giunta, è ricorso proprio ieri ad un espediente che riteniamo istituzionalmente molto grave; con apposita ordinanza ha annullato e contestualmente rinominato la medesima Giunta, coi medesimi componenti, anche femminili, rideterminando le deleghe e le motivazioni esclusivamente in capo agli assessori di sesso femminile.

Tale ordinanza, peraltro, attesta lo svolgimento di “rinnovate e più ampie consultazioni istruttorie e di contatti assunti con esponenti femminili di larghi settori della società civile (associazioni delle categorie del lavoro, datoriali e sindacali, ordini professionali, istituzioni culturali, organizzazioni sociali e del volontariato)”, ma conclude nel nominare le medesime componenti donne, non ampliandole nel numero, ammettendo di fatto l’inutilità di tali consultazioni.

Come se l’impegno delle donne in tutti i settori della società civile, dell’imprenditoria, delle funzioni pubbliche e private, giustificasse la misera presenza di due donne su dodici assessori!

On. Ministro, tale espediente, degno di una politica spregiudicata e incline a sotterfugi ed artifici burocratici, riteniamo sia l’emblema di un atteggiamento di spregio istituzionale, espresso nei confronti di noi rappresentanti elette dei cittadini, dei giudici amministrativi, di cui si disconosce il pronunciamento, e infine, ciò che è più grave, delle donne, al cui rispetto è diretto il nostro ricorso e le svariate pronunce giurisprudenziali sul tema.

Giova ricordare, solo a titolo di esempio:

–          Il Consiglio di Stato sez. V con la sentenza 4502/2011, che stigmatizza la nomina di un unico componente femminile tra gli assessori della Regione Campania richiamando “il diritto fondamentale, avente dignità costituzionale, della parità uomo-donna nella realtà politica”;

–          Il Consiglio di Stato V sez. (recentemente pronunciatosi a proposito della composizione della Regione Lombardia), che, avendo accolto l’istanza cautelare di numerose associazioni lombarde richiedenti il rispetto della parità di genere, ha anticipato la probabile pronuncia nel merito del prossimo aprile;

–          Il TAR Puglia, che con sentenza 622/2010 acclara la precettività del rispetto della parità di genere ribadita dall’art. 6 del TUEL e dalla Costituzione.

La magistratura amministrativa quindi si pronuncia sistematicamente evidenziando una precisa tendenza a favore della parità di genere nelle istituzioni, e anche i vasti movimenti di opinione e le mobilitazioni delle donne più recenti chiedono che la dignità femminile sia rispettata in ogni ambito, considerate le importanti manifestazioni di competenza e professionalità in ogni settore della società civile.

Alla luce di quanto esposto, On. Ministro, le chiediamo un incontro, affinché la sua competenza e il suo ascolto possano essere di confronto, di indicazione e di sostegno a fronte di quello che riteniamo un affronto non solo istituzionale, ma perpetrato a tutte le donne, non solo romane.

Siamo convinte che la battaglia per la rappresentanza di genere paritaria sia una battaglia di democrazia che tutte le donne delle istituzioni devono combattere insieme al di la di ogni appartenenza politica.

Certe di un suo interessamento, la ringraziamo per l’attenzione e le poniamo i nostri saluti cordiali.

          Maria Gemma Azuni                                                                          Monica Cirinnà

Consigliera Assemblea Capitolina                                             Consigliera Assemblea Capitolina

 

 


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