QUOTE ROSA, CIRINNÀ-AZUNI: «DEPOSITATO NUOVO RICORSO» (OMNIROMA)

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 Roma, 21 LUG – «Il varo della terza giunta Alemanno non ha rimosso i motivi che hanno dato vita al ricorso al Tar per il rispetto della rappresentanza di genere nella Giunta Comunale così come previsto dallo statuto del Comune di Roma.

Il sindaco, con le sue scelte, ha deciso nuovamente di aggirare una norma che lo vincola a comporre un organo sul principio della equa rappresentanza tra uomini e donne.

La seconda delega ad una donna, infatti, non ripara il danno al quale, ad inizio consiliatura, chiesi espressamente al Sindaco di porre rimedio. Da allora, sentenza del Tar a parte, l’orientamento del primo cittadino anche nella nomina dei dirigenti apicali esterni è stato indirizzato di fatto esclusivamente al maschile. Proseguire nella volontà di raggirare le leggi e i cittadini di Roma è irrispettoso in primo luogo della carica istituzionale che si ricopre ma anche offensivo per oltre la metà dei cittadini romani che sono donne, comprese le sue elettrici.

Alemanno ci accusa di sterile polemica ideologica, ma questo non lo salverà da un giudizio di disonestà intellettuale: dichiara che il suo modello è Pisapia e allora perché non ha nominato lo stesso numero di donne presenti nella giunta di Milano? Nessuno glielo vieta, anzi lo Stauto glielo chiede». Lo dichiarano, in una nota, le consigliere Monica Cirinnà (Pd) e Maria Gemma Azuni (Sel), rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione delle Elette del Comune di Roma.

«Questa mattina abbiamo depositato un nuovo ricorso – continuano -. Ma il problema non è il nuovo ricorso al Tar, né la vittoria di quello precedente che ha causato la caduta della giunta. Il problema è la volontà politica del sindaco e della sua maggioranza di voler violare lo Statuto e di discriminare le donne escludendole dal governo della città.

Il vento è cambiato, e quando l’aula Giulio Cesare sarà chiamata in autunno a discutere del nuovo Statuto di Roma, presenteremo la nostra proposta per introdurre su ogni nomina, da quella della giunta fino ai cda delle aziende, una rappresentanza paritaria tra uomini e donne del 50%». red 211236 LUG 11


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