Siamo un grande Paese

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Mi scrivete in tanti per raccontarmi le vostre storie, il modo in cui state vivendo queste giornate difficili. Fra tutte, mi colpiscono le storie di chi non può fermarsi.
Penso soprattutto agli operatori sanitari – eroi silenziosi, combattenti di trincea ai quali va la mia gratitudine e quelle di tutta l’Italia. Penso ai lavoratori autonomi che guardano con preoccupazione al futuro. Penso ai trasportatori, ai commessi, ai lavoratori della piccola e grande distribuzione, al comparto agroalimentare: a tutti coloro che ci consentono di continuare a vivere, in un momento di necessarie restrizioni. E penso a tutti i lavoratori e agli operai alle dipendenze di una impresa che non può chiudere.

Proprio in queste ore leggo degli scioperi proclamati dai sindacati, che rivendicano qualcosa di sacrosanto: è vero che ci sono fabbriche che non possono chiudere, ma è preciso dovere degli imprenditori assicurare che il lavoro si svolga in condizioni di sicurezza.
Stiamo chiedendo ai cittadini di agire con responsabilità: lo facciano anche gli imprenditori, osservando le indicazioni del Governo.
Chiusura dei reparti non essenziali, lavoro agile e, in tutti gli altri casi, garantire massima igiene, rispetto delle distanze, dispositivi di protezione individuale. Lo impone la loro specifica responsabilità sociale.

Stiamo imparando – in un modo che non avremmo mai immaginato, né desiderato – che la forza di una democrazia non risiede soltanto nella capacità di adottare regole vincolanti, sanzionandone la violazione; risiede, anche e soprattutto, nell’assunzione da parte di tutte e tutti della responsabilità verso l’altro, verso la comunità di cui facciamo parte.

Siamo un grande Paese. Dimostriamolo, insieme.


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