A Calenda dico: discutiamo. Il Pd non va liquidato, ma rinnovato con una nuova morale civile dei diritti.

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Ho letto con grande interesse la lucida analisi di Carlo Calenda, e l’insieme delle proposte attraverso le quali indica un possibile itinerario di rifondazione del centrosinistra. Lucidità di analisi, profondità dello sguardo, solidità degli studi sono senza dubbio gli strumenti di cui dobbiamo armarci, assieme a molto coraggio, molta speranza, molta passione. E assieme alla voglia di tornare ad essere comunità. Nelle proposte di Calenda – come ha scritto prima di me un altro osservatore lucido e profondo, Goffredo Bettini – c’é molto di buono, e molto su cui discutere, anche se non mi sento di sottoscriverle, mi sento umilmente in grado di fare qualche riflessione. Ne voglio aggiungere solo due, a quanto già rilevato da Goffredo.

Anzitutto, sull’idea stessa di fronte repubblicano, e sulla sorte del Partito democratico in questo passaggio storico, epocale. Calenda, mi pare, vede un superamento del PD, e forse della stessa forma partito, per come siamo abituati a conoscerla, nel senso di una confluenza in un contenitore più largo. Il PD è la mia casa, è il Partito che da anni dà senso e forma alla mia esperienza politica; è la comunità che mi ha sostenuta in tante battaglie e, soprattutto, è la realtà che ancora, nonostante i tanti problemi che abbiamo, riesce ad esprimere ottime esperienze di aggregazione politica e di buon governo locale. I limiti sono moltissimi, e la gestione degli ultimi anni – che ha dimenticato di coltivare lo spirito di comunità e la costruzione di una dirigenza plurale, a partire dai territori, dalle giovani generazioni, e lasciatemelo dire, dalle donne – li ha aggravati enormemente.

Un cambio di passo non è soltanto necessario, ma è l’unica scelta che abbiamo. Eppure, il PD non è una realtà da liquidare, o da superare. Lo dico pensando soprattutto alle matrici culturali che ci hanno animato, e cioè soprattutto l’incontro – secondo alcuni una fusione fredda, secondo me un cammino da proseguire – tra le grandi culture politiche democratiche che hanno fatto la storia di questo paese: la sinistra democratica e socialista, il cristianesimo sociale, e anche l’ambientalismo, da cui orgogliosamente provengo. Sono le culture che hanno fatto la Costituzione, quella stessa Costituzione che sarà sempre più sotto attacco, nei suoi principi fondanti di libertà, eguaglianza, solidarietà e giustizia. Queste matrici, allora, dobbiamo riscoprirle e continuare a coltivarle con grande orgoglio: sono esse che, rinnovandosi grazie ad una lettura consapevole del tempo presente e grazie all’ascolto di tutto quello che è “fuori” di noi, potranno traghettare la nostra cultura democratica e costituzionale a pieno titolo nel XXI secolo.

Tralci nuovi e vigorosi, innestati su viti antiche e resistenti al tempo.

Qualunque fronte, coalizione, aggregazione, non potrà allora secondo me prescindere da un Partito democratico rinnovato, aperto all’ascolto, innervato dalle mille esperienze di sindaci coraggiosi e preparati, associazioni, sindacati, come ci sta indicando il lavoro di Nicola Zingaretti: è attraverso questo dialogo che potremo tornare a mobilitare pensiero e a tradurlo in azioni e pratiche concrete, e prima di tutto di attenzione solidale ai più deboli.

La mia seconda riflessione si lega strettamente alla prima, e vuole accendere il riflettore su un grande assente nel discorso di Calenda: i diritti, l’allargamento degli spazi di autodeterminazione, un’autentica cittadinanza politica e sociale basata sul riconoscimento solidale delle differenze meravigliose che percorrono questa Italia che sta cambiando volto. Una nuova morale civile – ho molto apprezzato il passaggio di Calenda sul deficit di conoscenze e sull’importanza di tornare a investire sulla scuola – non può ignorare la necessità di conciliare protezione sociale e sfide della società aperta. Per avere più sicurezza sociale non possiamo e non dobbiamo rinunciare a proseguire sul cammino dei diritti civili e della costruzione di una comunità nazionale plurale e aperta alle differenze.

Non dimentichiamo i diritti, perchè qualificano una proposta politica tanto quanto le politiche economiche e sociali: e perchè, come scriveva Aldo Moro, la democrazia è tale solo se integrale, attenta alla condizione umana in tutta la sua complessità, ai bisogni, ma anche ai desideri, alla sicurezza di vita, ma anche alla protezione dei percorsi di autodeterminazione individuale. Ci sono molte conquiste da perseguire, e un cammino molto lungo da percorrere.

Cerchiamo di farlo assieme, facendo ancora una volta del Partito democratico il perno di un progetto di resistenza e rinascita civile.


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