Tragedia di Caivano

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A Caivano un uomo ha speronato la sorella Maria Paola, che era in scooter con il suo compagno Ciro, provocandone la morte.
Sceso dall’auto, senza preoccuparsi minimamente delle condizioni della sorella, ha massacrato di botte Ciro, “colpevole” di essere un ragazzo trans FtM e di avere “infettato” Maria Paola.
“Infettato”: leggete bene questa parola. Nel 2020, in Italia, c’è chi considera che essere se stesse/i, amare una persona trans ed essere felice sia una infezione. Qualcosa da cui essere curati, qualcosa che merita una correzione violenta.
A Caivano si è consumato l’ennesimo tragico episodio di transfobia, intrecciato stavolta con l’idea patriarcale che un fratello debba “correggere” una sorella. Un’idea che speravamo sepolta in un altro tempo, e che invece è ancora in mezzo a noi.
Fa male leggere questa storia, fa malissimo. E fa ancora più male registrare, ancora una volta, che solo pochissimi media riescono a raccontarla restituendo piena dignità alle vittime e alla loro esperienza di vita. Relazione “gay”, relazione “lgbt”, pronomi sbagliati: la storia di Maria Paola e Ciro sparisce, offesa più e più volte.
A tutto questo c’é una risposta. Educazione all’affettività, al rispetto delle differenze, costruzione di percorsi culturali di inclusione e sensibilizzazione, sostegno delle vittime. E anche norme penali più efficaci per contrastare questi delitti feroci ed efferati.
La risposta é nella proposta di legge Zan contro omolesbobitransfobia e misoginia: un intervento indispensabile, di fronte al quale la politica non può sottrarsi. Non possiamo più nasconderci. Approviamola rapidamente, senza inutili timori, senza lasciarci fermare da polemiche ideologiche e strumentali.

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