Sindaco di Sorrento nega chiostro per le unioni civili

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Quel che è avvenuto a Sorrento costituisce una grave violazione della legge sulle unioni civili, per giunta nel secondo anniversario della sua approvazione. Non avrei mai immaginato di dover ribadire, a distanza di anni, che la celebrazione delle unioni civili deve seguire modalità identiche alla celebrazione dei matrimoni: lo impone il comma 20, lo impone l’art. 3 della Costituzione, cui la legge è solidamente ancorata, lo hanno ribadito molti TAR.
Le motivazioni addotte dal Sindaco sono ancora più gravi e surreali: il Chiostro di San Francesco, a dispetto del suo nome, è luogo pubblico, patrimonio di tutta la comunità sorrentina, dunque anche di Vincenzo e Beto. E lo spazio pubblico non tollera discriminazioni. Mi auguro che il Sindaco di Sorrento ritiri la sua decisione, consentendo a tutte le coppie che lo desiderino di unirsi civilmente nel Chiostro. La pari dignità passa anche dai simboli, e l’esclusione delle coppie omosessuali da quello spazio le stigmatizza gravemente: la distinzione tra unione civile e matrimonio non legittima trattamenti differenziati, ricordiamolo sempre!


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